21 maggio 2011: l’importanza di domandarsi “perché”

Pubblicato il da Limen23

In questi giorni l’annuncio del predicatore evangelista americano Harold Camping, gran conoscitore della Bibbia nonchè guida di una setta e un network californiano, sta scuotendo opinioni e dibattiti circa un presunto anticipo dell’apocalisse, dal tanto discusso e costruito “2012” al 21 maggio 2011. Camping avrebbe ricavato questa data interpretando alcune informazioni della Bibbia alla luce del ciclo di festività ebraiche descritte nell’Antico Testamento, ed applicando ai giorni nostri un calcolo incrociato tra il calendario lunare, in cui un mese dura 29,53059 giorni, e il calendario gregoriano, secondo cui un anno dura 365,2422 giorni.

 

Nella seconda lettera di Pietro: 3,8 - si dice che un giorno vale come 1000 anni. Dunque i sette giorni a cui ci si riferisce in Genesi:7,4 - quando Dio dice a Noé che ci sarebbero stati sette giorni per scappare dalla distruzione del mondo - potrebbero essere valutati in 7mila anni: in quest’ottica settemila anni dopo il 4990 a.C. (l’anno del Diluvio) corrisponderebbero al 2011 d.C.

 

Ma il 21 maggio 2011 rappresenterebbe, sempre secondo Camping, solo l’inizio del giudizio universale, cui seguirebbe una presunta distruzione del mondo nel fuoco il 21 ottobre 2011.

Sarebbe facile, in questi termini, farsi prendere dallo sconforto e dall’allarmismo, ma continuando a focalizzarci su date precise ed “inevitabili” non faremo altro che abbandonarci all’inerzia, che ben lontano dal cambiare le cose e migliorare il mondo fin dal nostro piccolo quotidiano tende invece a lasciar scorrere il presente, a non viverlo, a non cogliere che non è ancora troppo tardi per iniziare un’inversione di rotta rispetto al consumismo e sfruttamento sfrenato del nostro pianeta.

Analizziamo a fondo le cause di un possibile sconvolgimento del nostro pianeta alla luce di quanto sta accadendo nel nostro sistema solare.

Tanta parte in questa direzione ha sempre fatto e sta tuttora facendo la mano umana, noncurante delle conseguenze di bombardamenti devastanti che nell’ultimo secolo hanno compromesso tanto l’equilibrio del sottosuolo e del nucleo terrestre quanto della magnetosfera, unico filtro in grado di attenuare gli effetti della crescente attività solare, ma noncurante neppure di un inquinamento in crescita frutto dell’egoismo di Stati che si rincorrono gli uni con gli altri alla guerra per la supremazia militare ed economica, dimentichi di quell’unico “Stato di Coscienza” che, come esprimeva il mio Fraterno Amico Adam Kadmon nel corso di una cena con diversi politici, dovrebbe sottendere alle scelte governative globali.

A questo quadro si aggiunge la naturale evoluzione del nostro pianeta come di tutto il sistema che lo circonda.

Già il sismologo Raffaele Bendandi affermava che nel giro mensile di una rivoluzione lunare l’azione magnetica del nostro satellite si assommerebbe a quella degli altri pianeti, e che unitamente col sole sarebbe in grado di provocare rigonfiamenti sulla superficie terrestre, dunque terremoti e attività vulcanica.

Negli anni Settanta un articolo scientifico sulle ricerche di John Gribbin, redattore scientifico della rivista "Nature", e Stephen Plagemann, ricercatore scientifico della NASA, contribuiva a sostenere questa teoria osservando gli effetti che l’allineamento dei pianeti avrebbe prodotto nel dicembre 1982, quando per la prima volta essi si sarebbero trovati in linea dallo stesso lato del sole.

Il fenomeno, ogni volta, produceva sconvolgimenti più o meno estesi a seconda che l’allineamento fosse più o meno in linea retta: si trattava di un aumento dell’attività magnetica sulla superficie solare, causa di eruzioni e macchie solari, di perturbazioni nella ionosfera terrestre, di interruzione nelle comunicazioni via radio-tv, di intense aurore boreali, alterazioni radicali di venti, temperature e precipitazioni, con conseguente rafforzamento di tempeste, terremoti e maremoti di diversa intensità, nonché influenze sulla rotazione terrestre, in quanto il calore eccessivo del sole può accelerare lo scioglimento dei ghiacci ai due poli della terra e insieme all’attrazione dei pianeti modificare l’inclinazione dell’asse terrestre come la velocità di rotazione.

Ne conseguirebbe un effetto cumulativo sull’energia imprigionata nelle rocce della crosta terrestre, da cui potrebbe scaturire un evento sismico, essendo questo provocato da movimenti delle zolle proprio sulla litosfera.

Dall'analisi dei terremoti significativi degli ultimi 100 anni sarebbe emerso che la latitudine, la longitudine e l’intensità del terremoto sarebbero proprio collegati con la distanza del pianeta ed il verso cui è diretto lo stress gravitazionale in qualsiasi punto della superficie terrestre.

I risultati di questi studi potrebbero quindi avvicinarci alla capacità di predire alcuni terremoti con limitato margine d’errore, eppure sono ancora rinnegati dalla Scienza ufficiale che considera l’influsso planetario sulla Terra ininfluente nonostante i dati alla mano.

 

Resta il fatto che il modo migliore per non arrendersi alla paura tanto alimentata da scoop giornalistici catastrofici è interrogarsi su come l’odierna tecnologia e l’attenzione umana possono interagire per limitare i danni di tali fenomeni naturali, mettendo in primo piano il rispetto per la Vita e chiudendo in un cassetto gli interessi di un mero guadagno fine a se stesso.

Un abbraccio forte,

LIMEN

 

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