Fukushima: 30 anni per smantellare e ancora rischi di fissione

Pubblicato il da Limen23

 

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Ci vorranno 30 anni per smantellare e bonificare i quattro reattori dell'impianto nucleare di Fukushima. Sempre se tutto andrà “bene”. L'amara realtà, dopo tante omissioni e sottovalutazioni, è contenuta in un rapporto ufficiale della Commissione per l'atomica del Giappone reso noto in questi giorni. Così la “questione nucleare” torna sotto i riflettori dopo mesi di rassicurazioni cucite su una situazione che ancora oggi ha poco di stabile. Dall’incidente dell’11 marzo la quantità di radiazioni emessa dall'impianto di Fukushima Daiichi sarebbe oltre il doppio di quella dichiarata ufficialmente dal governo giapponese e superiore a quella di Chernobyl: le analisi rese ufficiali non hanno mai tenuto conto, e non avrebbero mai potuto farlo, della radioattività riversata nelle acque oceaniche ormai giunte in America ed Europa, così come di quella assorbita e spinta dal cielo in tutto il globo. Perdite mai veramente ammesse, che nel silenzio dei media e della compagnia proprietaria giapponese hanno continuato ad infiltrarsi nel mare, insieme alle tonnellate di acqua “lievemente radioattiva” – in termini tecnici di circa 100 volte superiore al limite legale – riversatevi invece consapevolmente.

In questi giorni segnali di una possibile fissione nucleare sono stati rilevati nel reattore due della centrale: i tecnici del gestore hanno iniziato a iniettare acido borico per evitare una possibile reazione a catena dopo l’allarme circa la presenza di xenon radioattivo, un gas asfissiante liberato proprio in presenza di fissione. Tutto ciò paradossalmente ha coinciso con il primo riavvio autorizzato di un reattore dopo il disastro.

L’ennesimo “segno” fallimentare dell’era nucleare, che timidamente comincia ad indietreggiare anche nel resto del mondo: in questi anni poche decine di chiusure a fronte di diverse centinaia di impianti ancora perfettamente funzionanti almeno in 30 Paesi. Eppure, nonostante ciò, c’è chi ancora difende strenuamente quel sistema di speculazioni sulla produzione di energia in centrali ormai obsolete ma sempre troppo care da rimettere in sicurezza.

Le immagini del parlamentare giapponese nonché segretario di governo Yasuhiro Sonoda hanno fatto il giro del mondo: lui, per dimostrare l’efficacia del sistema di decontaminazione delle acque del reattore, incalzato dai giornalisti ha bevuto un bicchiere d’acqua preso da una vasca radioattiva all’interno dell’edificio di Fukushima. La stampa lo ha definito “deputato kamikaze”, perché in effetti il suo nervosismo nel farlo era ragionevole: l’acqua raccolta negli edifici dei reattori e delle turbine viene trattata sul posto da una fabbrica di decontaminazione e poi reiniettata dentro i circuiti da raffreddamento, dunque non è considerata potabile.


Ma la domanda che ciascuno potrebbe porsi è quanta dell’acqua utilizzata per rattoppare la centrale sia stata effettivamente decontaminata con tutte le precauzioni, soprattutto in un periodo di forte crisi economica ove la stessa compagnia di gestione, la Tepco, non era neppure stata in grado di mettere in sicurezza l’impianto di Fukushima che – come denunciava Wikileaks qualche mese fa - si sapeva essere obsoleto molto prima del terremoto.

E cosa pensare, a questo punto, dei numerosi incidenti in centrali nucleari che si stanno registrando in tutto il mondo ed iniziano a fare rumore anche nella nostra Europa a pochi passi dall’Italia, nonostante le prime voci abbiano sempre rassicurato su una presunta assenza di fughe radioattive?


Viviamo in Paesi in cui la manipolazione informativa è fortemente controllata e protetta dalla fuga di notizie: sono i Paesi potenti del globo, capaci di fare rete al momento giusto contro il nemico scomodo. Perchè ce ne sono appunto altri che, in quanto economicamente pericolosi per quei Paesi, sono da colpire e screditare per scongiurare il pericolo che alzino troppo il gomito. Riflettiamo su quanto, in un mondo irrimediabilmente inquinato che la società ha ben mascherato dietro immagini edulcorate, l’unico modo per screditare un Paese sia fare di tutto per mettere a nudo i suoi scheletri nell’armadio in un momento che faccia comodo, tirandone fuori le verità.

Che sia anche il Giappone una pedina di questo grande gioco di terrore all’Occidentale?

Quanto in realtà non ci dicono? E quanto ci dicono “apposta”?

LIMEN&Staff


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