Fukushima come Chernobyl?

Pubblicato il da Limen23

Pubblichiamo un approfondimento personale di Limen23 sulla situazione della centrale di Fukushima, gli effetti della radioattività diffusa e le reazioni internazionali. Alcune informazioni sono reperibili anche ricercando su molti siti web e video come quello realizzato dall’Amico Adam Kadmon, ma per chi non avesse la possibilità di visionare o accedere a questo materiale proponiamo qui una versione di facile lettura.

 

centrale-Fukushima.jpgSulle prime pagine di quotidiani nazionali campeggia l’ammissione: "Fukushima è come Chernobyl". Dall’11 marzo, a seguito di uno dei più violenti terremoti registrati che abbia mai colpito il Giappone, il guasto ai sistemi di raffreddamento dei reattori nella centrale nucleare di Fukushima continua a comportare esplosioni e fughe radioattive nell’atmosfera e nell’oceano Pacifico. Circa 80 mila persone sono state evacuate in un raggio di 20 km attorno alla centrale, ma i danni ambientali e all’equilibrio già compromesso del nostro “sistema-mondo”, di cui inevitabilmente noi tutti siamo parte, rimangono incalcolabili e in inesorabile aumento.

L'agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha innalzato al livello massimo di 7 la classificazione secondo la scala Ines dell'incidente nucleare, eguagliandola al disastro ucraino del 26 aprile 1986, ma teme che possa rivelarsi peggiore. Eppure, le informazioni “ufficiali” continuano ad “addolcire la pillola” rassicurando su di una situazione che si starebbe stabilizzando e che l’innalzamento del livello sarebbe addirittura “rivedibile”.

Perché queste discordanze alla luce di un’emergenza così grave su scala globale?

Ciò di cui pare non si tenga conto è che la scala Ines con cui vengono classificati questi disastri si riferisce solo alle emissioni in aria, quando a Fukushima, per raffreddare l’idrogeno del reattore che rischia di esplodere, sono state impiegate più di 50 mila tonnellate di acqua divenuta radioattiva, di cui una parte è stata riversata in mare. La radioattività potrebbe dunque concentrarsi nella flora e nella fauna marina compromettendo la catena alimentare per danni che oggi non siamo in grado di calcolare.

Sul fronte dei rischi per la salute, poi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che quelli derivanti dall’incidente di Fukushima non sarebbero superiori a quelli del triste precedente, eppure il comitato scientifico dell’organizzazione internazionale WWF avrebbe, al contrario, lanciato un serio allarme per la contaminazione del cibo a livello globale dichiarando che la situazione sarebbe fuori controllo e non ci sarebbe modo di arrestare né la fusione né la contaminazione anche per chi è lontano dall’area: il rilascio di radionuclidi di media e lunga durata nell’aria e nell’acqua comprometterebbe l’intera catena alimentare. E come potrebbe non farlo, dal momento che aria ed acqua sono alla sua base e non certo bloccabili ai confini statali?


A peggiorare la situazione penserebbe il commercio globalizzato malavitoso: come da recente denuncia al porto di Napoli, in base ad alcune segnalazioni, sarebbero in arrivo cibi radioattivi surgelati provenienti dal Giappone ed introdotti sul mercato dalla camorra, nella misura di decine di milioni di pezzi. L’Italia, dunque, meno che mai potrebbe dirsi al sicuro dal rischio radioattivo nonostante la lontananza geografica tanto conclamata dalle voci di governo.

A questo si aggiungono incidenti nucleari e scheletri nell’armadio di cui nessuno parla, e che in sessant’anni superano abbondantemente il centinaio toccando ogni parte del globo. Basta una piccola ricerca: in testa vi sono gli Stati Uniti, seguiti dalla Francia, dall’Unione Sovietica, dalla Spagna, ma anche dall’Italia.

Non si tratta solo di centrali che scoppiano, ma di perdite malamente rattoppate, riversamenti radioattivi in fiumi e mari caduti nel “silenzio giustificatore” di finanziamenti insufficienti o solo tardivamente ammessi, incidenti di trasporto navali e sottomarini con a bordo armi nucleari e scorie radioattive… Anche il sarcofago di contenimento dei resti di Chernobyl, per la povertà dei materiali e la mancanza di una più seria progettazione in 25 anni, presenta ad oggi falle in cui si infiltrano piogge che rischiano di contaminare le falde, e si trova in una zona pericolosamente sismica.

Su questi eventi regna l’omertà, come accadde anche al disastro di Chernobyl, ammesso solo 3 mesi dopo. Eppure, i loro effetti interessano ciò che mangiamo, ciò che beviamo, ciò che respiriamo. E, anche nel caso giapponese, qualcuno lo sapeva da tempo.

 

Per Wikileaks infatti il governo sapeva, ma non ha fatto nulla per mettere in sicurezza il vecchio impianto di Fukushima, costruito nel ’66 assieme agli altri del Paese e ormai superato dalle nuove tecnologie. Due anni fa l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica mise in guardia il governo di Tokyo sulle carenti misure antisismiche di alcune centrali nucleari, revisionate solo tre volte in 35 anni, e ai problemi che sarebbero potuti derivare da un terremoto molto intenso, ma il governo giapponese insabbiò tutto per il benestare di compagnie elettriche e ministero dell’industria. Anche dopo il terremoto stesso, secondo mie informazioni, era già chiaro a molti che entro 3 mesi le radiazioni sarebbero arrivate in forma alta in tutto il mondo, e maggiormente nella fascia del globo a nord della centrale: America, Paesi nordici, Europa ed anche Italia, dal centro a tutto il nord. Perché non ce lo hanno detto?

E che probabilità esisterebbe a questo punto che le nubi radioattive sorvolassero innocue le nostre teste? Cicloni, correnti d’aria e precipitazioni riversano le radiazioni sulle superfici dei terreni, dove vengono assorbite da piante e funghi, che le immettono in tutta la catena alimentare. In queste settimane, come molti  avranno potuto notare, il traffico aereo presenta qualche anormalità: cambi di rotta, passaggi molto frequenti e presenza di scie che permangono nell’etere aprendosi ad ombrello, come da caratteristiche tipiche delle scie chimiche. Secondo le mie ricerche infatti l’Uomo sta irrorando il cielo con scie che contengono materiali in grado di inibire la pioggia, al fine di ritardare le precipitazioni ed affievolire il pericolo che le radiazioni precipitino a terra triplicando i loro effetti nocivi a contatto con il terreno, le acque e gli alimenti. Pensate, a tal proposito, che ad oggi sarebbe ancora possibile riscontrare l’inquinamento di Chernobyl andando a misurare la radioattività emessa dal cesio, dal plutonio e dal piombo negli strati di terreno risalenti al 1986. Le emissioni di allora, ufficialmente, perdurarono solo dal 26 aprile al 10 maggio. Immaginiamo cosa potrebbe accadere adesso, in una situazione dove non si è ancora riusciti a fermare le emissioni radioattive: per quanto possano essere anche dosi più basse, se protratte per più tempo e su un grande numero di popolazione portano ad attendere un danno futuro ancora più significativo. E il clima, così come la Natura, non può essere controllato a lungo.

 

L'esposizione a forte radioattività potrebbe avere conseguenze a lungo termine: parrebbe rallentare la velocità di riproduzione delle cellule rendendo più deboli e sensibili midollo osseo e sistemi come quello linfatico, digerente, nervoso, endocrino, oltre che tiroide e polmoni, dove si depositerebbero particelle come il Radon. Tali modificazioni potrebbero essere trasmesse anche a livello genetico, rendendo le generazioni successive più esposte a mali come leucemie e tumori. Possiamo comunque limitare i rischi senza allarmismi riponendo qualche attenzione in più ai nostri acquisti ed abitudini quotidiane: il consiglio, come ha avuto modo di divulgare l'Amico Adam Kadmon, è quello di bollire la vostra acqua, evitare il consumo di verdure a foglia larga, surgelati, cibo giapponese, caviale, crostacei, soia, thè verde, alghe e pesce, di cui sarebbe meglio prediligere quello con l’etichetta Zona Fao 37, pesce mediterraneo.

Infine, l'invito è a documentarsi sempre, perché il pericolo non cessa quando cessano le parole e gli scoop dei media. Non cessa nemmeno quando lo si voglia tacere, per salvare interessi economici che non dovrebbero mai diventare più importanti della salute di tutti noi.

Staff Limen


 

Con tag Attualità

Commenta il post